Vincenzo Di Giovanni e l’arte di dare l’anima in campo

L’ala racconta gli inizi della sua carriera fra successi e frenate, come la frattura della gamba destra subita a Torino, in Juventus-Genoa, per un fallo di reazione di Claudio Gentile, ammonito dall’arbitro Barbaresco. Nella prossima puntata di Vincere Filippo Brusa ricorderà la «nuova vita» del giocatore con il Varese di Eugenio Fascetti

«L’anima in campo» al centro della puntata numero 51 di Vincere è quella di Vincenzo Di Giovanni, ala capace di distinguersi, volando più in alto degli altri, perché, prima che per sé, correva, sudava e lottava per i compagni, per l’allenatore e per i tifosi».
Di Giovanni, nato il 24 marzo a Palermo, racconta a Filippo Brusa gli inizi della sua carriera, partendo da quando, da bambino, giocava per strada nel rione del Capo e faceva il portiere. Poi, a 15 anni, diventato ormai un’ala di qualità, il primo alloro: lo scudetto degli Allievi conquistato con la Tommaso Natale, squadra palermitana che batté, nella finale di Alassio, il Conegliano Veneto. Preso dalla Juve Bagheria, in quarta serie, compie quindi grande salto approdando nella Primavera del Genoa, dove trova l’allenatore Luis Suárez e, come compagno, il coetaneo Roberto Pruzzo.
Grazie al suo talento e alla sua velocità, il tecnico della prima squadra Gigi Simoni lo lancia in B, a soli 19 anni: debutta segnando a Marassi, contro il Pescara, e disputa otto partite da titolare, prima di essere chiamato alla leva, che non avrebbe dovuto svolgere in quanto sostegno di famiglia. Il servizio militare dura solo un mese e mezzo perché viene congedato ma, intanto, il Genoa lo ha prestato in C al Trento, dove, dopo una retrocessione, vince il campionato di D.
Rientrato al Genoa nell’estate del 1977, vive una stagione amarissima. In Coppa Italia, a Bari, una distorsione gli procura tre mesi di stop. Poi, finalmente, debutta in A, giocando tre partite. Ma a Torino, durante Juventus-Genoa, in seguito a contrasto con Claudio Gentile, subisce il fallo di reazione del terzino bianconero (ammonito dall’arbitro Barbaresco) che gli procura la frattura del perone, del malleolo, con apertura dei malleoli e la rottura dei legamenti della gamba destra. Di Giovanni deve stare fermo dalla fine di novembre fino al maggio successivo e teme per la sua carriera, che riprenderà nell’estate del 1978 al Latina, in C1. Un giornalista locale lo segnala a Eugenio Fascetti, già allenatore del Fulgorcavi Latina, approdato al Varese. In Lombardia, Di Giovanni può iniziare così un nuovo percorso, anzi, «una nuova vita» di cui si occuperà la successiva puntata di Vincere.

Ricevi notifiche in tempo reale sul tuo dispositivo. Riceverai 1 notifica al giorno con la notizia di punta.