Per i compagni di Sara Vetrano la tragedia di Maccagno segna il passaggio di quella che Conrad chiamò la linea d’ombra. La prima di una lunga serie di soglie che la vita, presto o tardi, ci impone di varcare.
Nel giro di pochi attimi, la fine della scuola si trasforma nell’inizio di un lutto; la normale frequentazione di un’amica si interrompe bruscamente, per non ricominciare mai più. Niente saluti per le vacanze, nessun arrivederci. Solo un brusco addio, l’atroce cesura tra un prima e un dopo, tra un sorriso e la sua indescrivibile assenza.
Ricordo un sentimento analogo, vissuto molti anni fa. Era il 1992 e due compagni di scuola morirono in circostanze analoghe.
In Estate, quando i pensieri fuggono verso le spiagge e le nuotate, le chiacchiere e le confidenze, la musica, i baci e quelle piccole trasgressioni che preludono a tanti nuovi inizi. E a un’esistenza che, in quella fase spensierata, deve sembrare eterna.
Poi, però, succede qualcosa. L’imprevisto, la fatalità, la curva, l’impatto, i vetri infranti, il tonfo del corpo. E il cuore che si ferma per non ripartire più.
Ora come allora, o forse ancor più di allora, il ricordo dell’angelo caduto è necessario, ma non sufficiente. Servono l’ascolto, la vicinanza, l’immedesimazione nei confronti di chi è rimasto. Di chi, per la prima volta, guarda da vicino l’inspiegabilità di una fine tanto assurda.
È la morte, che ti porta via un pezzo di cuore e costringe te - sopravvissuto, spiazzato e sconvolto - a diventare grande.
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Maccagno: Gli amici di Sara e quella prima “linea d’ombra”
La morte della 17enne, investita da un’auto, segna un tragico delicato passaggio per tutti i suoi coetanei
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