Lo scontro politico a Cavaria con Premezzo si sposta dai banchi del consiglio comunale ai social network, l’amministrazione comunale punta il dito contro l’opposizione e in particolare, nel mirino, il capo gruppo della minoranza per affermazioni “completamente forvianti e distanti anni luce dalla realtà”, pubblicate su Facebook “con contenuto ritenuto troppo spesso offensivo e diffamatorio nei confronti dell'Esecutivo soprattutto nei confronti del Sindaco Franco Zeni”. La giunta Zeni ha annunciato il ricorso alle vie legali.
Il caso più eclatante, si legge nella nota, la realizzazione di un nuovo spazio commerciale tra le vie Ronchetti e Morazzone. La maggioranza ricorda che le autorizzazioni e le convenzioni relative all’area risalgono a decisioni assunte tra il 2009 e il 2013 e il vicesindaco Bonutto invita l’opposizione a portare il confronto nelle sedi istituzionali.
Conclude il Sindaco Zeni, “penso che conferire un incarico legale per queste storie, atte esclusivamente a ricercare visibilità e non per adoperarsi alla gestione del Comune, sia veramente paradossale” e poi aggiunge “tuttavia ho il dovere di difendere l’operato dell’Ente, inteso come amministrazione, come dipendenti e gestione delle risorse. Certe affermazioni coinvolgono tutta la macchina comunale denigrandola”.
La vicenda di Cavaria offre l’occasione per una breve riflessione sul ruolo dei social nella vita reale di tutti i giorni, dalla politica a qualsiasi ambito, anche quello personale. Le diverse piattaforme digitali hanno dato a tutti la possibilità di intervenire nel dibattito pubblico, ma quando il confronto si trasforma in una gara a chi alza di più i toni, a perdere non sono i singoli protagonisti della contesa politica ma un’intera comunità. La velocità di un post viene preferita all'approfondimento, l’indignazione raccoglie più attenzione dei fatti e il consenso si misura in like anziché nella solidità delle argomentazioni. È vero che la critica, anche aspra, è il sale della democrazia e chi amministra deve saperla accettare ma il dissenso perde forza quando si trasforma in attacco personale o insulto. In quel momento non si costruisce più un’opinione pubblica informata, ma soltanto rumore. I cittadini allora vedono allontanarsi sempre di più la possibilità di un confronto serio sui problemi reali del territorio ed è la fine di una politica costruttiva, di un sano confronto tra chi, aldilà di ogni retorica, dovrebbe perseguire come fine ultimo “il bene comune”.





