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Donald Trump aspetterà "qualche giorno". Il presidente degli Stati Uniti attende "la risposta giusta" dall'Iran nel complicato dialogo per scongiurare la ripresa della guerra, attualmente congelata dalla tregua. Un'apparente frenata, l'ennesima, dopo l'annuncio di 24 ore prima con la comunicazione relativa ad un attacco congelato in extremis su richiesta dei paesi del Golfo. Le dichiarazioni del presidente americano sono ispirate ad un continuo 'stop and go': dialogo con la guerra sullo sfondo. I colloqui, dice Trump, "sono proprio al limite. Se non otteniamo le risposte giuste, le cose saranno veloci, siamo pronti ad agire. "Dobbiamo avere le risposte giuste, devono essere al 100% risposte corrette. Se le otteniamo, risparmiamo un sacco di tempo, energia e vite", ribadisce il numero 1 della Casa Bianca, proponendo un copione sentito decine di volte: "L'Iran è una nazione sconfitta. Stiamo trattando con persone ragionevoli, di qualità, razionali. Speriamo facciano un accordo buono per tutti". "Non ho fretta", afferma il presidente americano, che nelle ultime ore ha discusso opzioni militare con il suo team di sicurezza nazionale. La via diplomatica è ancora aperta, come sostengono fonti della tv satellitare al-Arabiya. L'emittente fa riferimento ad un imminente nuovo round di negoziati tra Usa e Iran: il vertice dovrebbe tenersi nella capitale pakistana Islamabad dopo Hajj, il pellegrinaggio annuale alla Mecca, che terminerà a fine mese. Un segnale potrebbe arrivare nelle prossime ore, quando il comandante dell'esercito pakistano, il generale Syed Asim Munir, potrebbe sbarcare in Iran per annunciare la fine dei lavori su una bozza di intesa tra i due paesi. Se dietro le quinte si continua a lavorare, la comunicazione ufficiale di Teheran non si discosta dai toni 'abituali'. "Stiamo assistendo a una resistenza storica e senza precedenti della nazione iraniana contro due eserciti terroristici globali", scrive su 'X' la Guida suprema dell'Iran, l'Ayatollah Mojtaba Khamenei, nel secondo anniversario della morte dell'ex presidente iraniano Ebrahim Raisi. La Repubblica islamica continua a considerare un attacco americano più che probabile e per questo le forze armate iraniane si stanno preparando a una "risposta energica" contro potenziali nuove offensive. "Dobbiamo rafforzare i nostri preparativi per una risposta efficace e decisa a qualsiasi potenziale attacco", dice il capo negoziatore iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf in un messaggio audio pubblicato sul suo sito web. "L'Iran -aggiunge- non cederà mai alle intimidazioni, in nessuna circostanza". A completare il quadro, il messaggio dei pasdaran: "Se l'aggressione contro l'Iran si ripeterà, la guerra si estenderà oltre i confini della regione", avvertono i Guardiani della Rivoluzione islamica. "Il nemico americano-israeliano parla ancora una volta di minacce. Noi siamo uomini di guerra. La nostra forza si vede sul campo di battaglia e non nelle vuote dichiarazioni e nei profili virtuali".
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