(Adnkronos) - Prima il silenzio, poi le lacrime e un lungo applauso. La comunità di Camaiore (Lucca) ha dato oggi l’ultimo saluto a Kety Andreoni. 52 anni, e al figlio Mirko Moriconi, 24 anni, uccisi nella loro abitazione il 24 giugno scorso con un fucile da caccia da Piero Moriconi, marito e padre delle vittime. I funerali si sono svolti nella chiesa di Pieve di Camaiore, gremita di familiari, amici e cittadini accorsi per condividere il dolore per una tragedia che ha profondamente scosso la Versilia. Davanti alle due bare, in legno chiaro, erano esposte le fotografie delle vittime. In particolare, su quella di Kety Andreoni, le colleghe hanno voluto lasciare una dedica: “Donna piena di dolore e piena di umanità”. La celebrazione è stata presieduta dl priore, don Silvio Righi, che nell’omelia ha sottolineato come la vicenda rappresenti “una ferita che colpisce tutta la società”, richiamando la famiglia come “prima cellula della convivenza umana e della comunità cristiana”. Il sacerdote ha rivolto un pensiero anche all’autore del delitto, invitando alla preghiera e auspicando che “la giustizia faccia il suo corso e la misericordia di Dio raggiunga i cuori più oscuri”. Don Righi ha quindi richiamato le fragilità che possono attraversare i nuclei familiari, mettendo in guardia contro isolamento, incomprensioni e sofferenza non condivisa: “Quando il dialogo si spegne – ha detto – il rischio è che il cuore si chiuda al male”. L’appello finale è stato alla responsabilità collettiva e alla necessità di chiedere aiuto nei momenti di difficoltà. Alla cerimonia erano presenti anche il sindaco di Camaiore, Marcello Pierucci, e l’assessora regionale con delega alle politiche per i diritti Lgbtqia+, Alessandra Nardini. Sul fronte giudiziario, il presunto autore del duplice omicidio, Piero Moriconi, 63 anni, resta detenuto nel carcere di Lucca. Nei suoi confronti la Procura contesta il duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Secondo quanto emerso dalle indagini, il delitto sarebbe maturato in un contesto di tensioni familiari prolungate nel tempo. L’uomo avrebbe riferito agli inquirenti di contrasti legati a questioni economiche e alle difficoltà del figlio. Il padre inoltre non avrebbe accettato l'omosessualità del figlio. Elemento centrale dell’inchiesta resta inoltre la dichiarazione resa dopo il fermo, nella quale avrebbe ammesso di aver pensato all’omicidio circa venti giorni prima dei fatti.
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