(Adnkronos) - “Dopo circa 50 anni in cui il tumore della vescica muscolo infiltrante veniva trattato sempre nello stesso modo, ossia con l'intervento chirurgico e negli ultimi anni con un trattamento chemioterapico neoadiuvante, gli ultimi risultati dello studio Niagara determinano un passo in avanti fondamentale nella cura di questi pazienti e definiscono un nuovo standard di trattamento”. Lo ha detto Lorenzo Antonuzzo, direttore Struttura complessa di Oncologia clinica Aou Careggi, dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, Università degli studi di Firenze, intervenendo oggi a Milano all’incontro 'Tumori, oltre il silenzio della malattia: il valore dell’immunoterapia oggi' promosso da AstraZeneca. “In questo studio, oltre 1000 pazienti con tumore della vescica muscolo infiltrante da T2 a T4 - e un piccolo sottogruppo di pazienti con linfonodi positivi n1 - sono stati randomizzati a ricevere il trattamento standard, quindi la chemioterapia neoadiuvante seguita da chirurgia, oppure il trattamento sperimentale, che prevedeva l'aggiunta del durvalumab perioperatorio, quattro cicli prima dell'intervento chirurgico e otto cicli dopo l'intervento - spiega l’oncologo - Lo studio è risultato statisticamente positivo in termini di ‘event free survival’ - ossia la sopravvivenza libera da eventi, come recidive o progressione -, il primario end point dello studio. È da sottolineare in modo particolare che l'obiettivo secondario dello studio, che era la sopravvivenza globale, è risultato statisticamente favorevole al braccio sperimentale, con una differenza a un follow up di 24 mesi di circa il 7%. Sono risultati molto positivi che confermano il nuovo standard di terapia, costituita appunto dall'aggiunta di durvalumab perioperatorio al trattamento chemioterapico neoadiuvante”. Grazie a questo nuovo standard di trattamento, “riducendo le recidive di malattia e migliorando la sopravvivenza, nel prossimo futuro potremo anche aumentare la percentuale di pazienti che possono ricevere la chemioterapia neoadiuvante, infatti in questo studio erano compresi anche i pazienti con clearance della creatinina tra 40 e 60, che invece normalmente venivano esclusi dal trattamento neoadiuvante con cisplatino - conclude - Tutto questo offre come prospettiva futura una spinta alla ricerca sulla quella che è la strategia ‘bladder sparing’, che cerca di preservare la vescica in questi pazienti. Si tratta ancora di un qualcosa di sperimentale ma questi risultati aiutano la ricerca".
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