Calcio: Nazionale, il vero dilettante è Gravina

Dopo la terza mancata qualificazione ai Mondiali solo parole, e pure sbagliate

L’immagine della terza mancata qualificazione consecutiva ai mondiali sarà il rosso a Bastoni. Tutti puntano il dito, tutti pensano ai bambini e alla terza generazione che non si potrà godere la sua notte prima degli esami. Ma peggio del fallimento c’è l’incapacità di abbracciare il cambiamento. E quindi cara Nazionale, perché non imparare finalmente dai propri errori. Invece di pensare agli attori che vanno in campo, pensiamo ai registi di cui paghiamo i copioni senza senso.

Che non basti cambiare il ct per smuovere il movimento calcistico lo hanno capito anche i muri, e affidarsi ancora ad un Gravina che non ha il coraggio di fare un passo indietro nemmeno dopo il trittico Svezia-Macedonia del Nord e Bosnia va oltre l’autogol. Perché se come dice colui che resta ben aggrappato alla propria poltrona, la differenza tra il calcio e le altre discipline è che il primo è professionistico. L’appunto che deve essergli mosso è che gli unici dilettanti sono al governo dello sport che non resterà a lungo il più amato dagli italiani di questo passo.

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