Il “fattore Cariplo” degli equilibri provinciali

L'ira delle Lega per la fuga in avanti di Vincenzi spezza la "tregua interessata" degli ultimi mesi

Colpo di scena nella politica varesina a due settimane dalle elezioni provinciali. Il presidente uscente Vincenzi accelera la procedura di nomina dei nuovi vertici di Fondazione Cariplo. Una scelta che ricalca quella di Como e Bergamo. E che irrita la Lega.

Coi suoi il Richelieu della Lega, Giancarlo Giorgetti, coi suoi, era stato chiaro: “L’obiettivo sono le fondazioni: accordi e trattative devono essere funzionali a quel traguardo”. Nel piano rientrava anche la rinuncia ad un presidente della Provincia del Carroccio. Quindi, passo indietro di Alessandro Fagioli, passo avanti dell’azzurro Emanuele Antonelli. A condizione, naturalmente, che i nomi proposti al prossimo giro di Cariplo (una potenza da 400 milioni di avanzo, un piede nella Cassa Depositi e Prestiti e un ruolo importante ai piani alti di Intesa) fossero concordati.

L’accordo sembrava chiuso. Solo che poi succede l’imprevisto. Gunnar Vincenzi, presidente uscente, accelera i tempi, impone per il 23 Ottobre il termine per presentare i curricula degli aspiranti amministratori e fissa il giro di nomine per il giorno 30. Vale a dire, alla vigilia delle elezioni provinciali. Un colpo di scena, una beffa, che spinge il segretario Matteo Bianchi a dichiarazioni di fuoco contro quella che definisce una vera e propria scorrettezza. Della serie, chi è a fine mandato si occupa dell’ordinaria amministrazione, non vincola i successori con scelte tanto importanti. Certo, l’accelerazione di Vincenzi non è affatto isolata: segue di pochi giorni quella dei colleghi di Bergamo e Como, anch’essi al rinnovo il 31 Ottobre. E spezza quella “tregua interessata” che durava da parecchi mesi. In effetti, a Villa Recalcati, non si litigava da tempo. Il bilancio era passato senza l’ombra di una polemica. Proprio come i vertici Alfa, eletti in scioltezza. Insomma, sembrava che la tempesta sul presunto “buco” si fosse spenta nella quiete delle “larghe intese”, volute da una Lega disposta a perdere qualche posizione, pur di conquistare l’ambita meta. Oggi, l’improvvisa svolta. Che rischia di vanificare gli sforzi. E di spiazzare una base più interessata alle vittorie sul campo che alle stanze dei bottoni.

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