Domenica 1° febbraio Gallarate celebra la Profezia di Pace 2026 con un’iniziativa che mette al centro non solo preghiera e riflessione, ma un’esperienza reale di solidarietà: la presentazione del condominio solidale di via Postcastello 9, nato su iniziativa della parrocchia di Santa Maria Assunta legata alla Basilica cittadina.
Il progetto, intitolato “Diamo una casa alla pace”, sarà al centro del pomeriggio che prenderà il via alle 15.00 con una camminata dal Centro della Gioventù alla Basilica, seguita dal racconto e dalle testimonianze legate alla nuova realtà abitativa. Non un edificio qualunque, ma un modello di convivenza che unisce accoglienza, prossimità e responsabilità condivisa.
Il condominio è composto da dieci appartamenti, tutti destinati a finalità sociali. Al piano terra, quattro alloggi sono affidati alla cooperativa La Banda e ospitano persone fragili: mamme sole con bambini e giovani neo-maggiorenni in uscita da comunità per minori, accompagnati in un percorso di prima autonomia. Un appartamento accoglie temporaneamente anche una persona anziana.
Ai piani superiori vivono tre nuclei familiari legati all’associazione Mondo di Comunità e Famiglia, che sperimentano una forma di vita condivisa basata sull’ospitalità reciproca. È previsto inoltre un appartamento dedicato all’accoglienza di nuove fragilità e uno spazio comune, pensato come luogo di incontro per tutti i residenti. All’ultimo piano, un ulteriore alloggio è destinato a una persona anziana, inserita in un contesto di buon vicinato.
“Questo condominio non è solo un edificio, ma un progetto di vita condivisa”, spiega don Simone Arosio, responsabile dei giovani della Comunità pastorale San Cristoforo. “È un segno concreto di fraternità e di pace all’interno della città, capace di dare un volto quotidiano a parole che spesso restano astratte».
Il prevosto monsignor Riccardo Festa, sottolinea il valore educativo della Profezia di Pace, giunta al quarto anno, “I nostri ragazzi sono angosciati dalle guerre che vedono e sentono ogni giorno. Abbiamo bisogno di offrire parole e segni di speranza. La pace è possibile, la guerra non è il nostro destino”. Secondo il prevosto, il progetto del condominio solidale rappresenta uno di quei “segni di pace” che devono esistere nella normalità della vita: nel lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nei rapporti di cura e di vicinato.






