Varese: Sandro Galleani era una star, ma guai a dirglielo!

Bandiera e protagonista del basket azzurro e biancorosso, Sandro Galleani era sinonimo di umiltà

L'ultima volta che l'ho visto è stato alla serata in cui il Panathlon Varese lo ha premiato.
"Sei una star", gli ho detto. "Ma va là - mi ha risposto - sono solo un uomo che ha sempre lavorato con amore e passione".

Frase che più veritiera non si può, pronunciata da un Sandro Galleani che definire umile è decisamente eufemistico.

Il mitico massaggiatore del basket - il fisioterapista dei colossi, il tonico Sandrone, che si è fatto i muscoli sulle biciclette e poi ha sposato la palla a spicchi, collezionando stagioni, campionati e ben 5 Olimpiadi - è stato un esempio di genuinità e umanità, sensibilità e solidità morale.
Bastava osservarlo quando, in panchina, si prendeva cura dei suoi ragazzi: l'asciugamano appoggiato sulle spalle, la carezza sulla guancia, il sorriso complice, la battuta ricostituente.
Per non parlare di tutto ciò che viveva dietro le quinte, tutti i giorni, a contatto con la potenza dei muscoli e la fragilità dei caratteri, le creste alte e i musi lunghi, lo spirito goliardico delle vittorie e le lacrime delle sconfitte.

Galleani è stato vessillo, bandiera, colonna, amico, riferimento. È stato il miglior riflesso di quella Varese che ama lo sport fatto di storie, ricordi, persone. E che sa viverlo col cuore. Fino all'ultimo respiro.

Chi volesse dire addio a Sandro Galleani potrà salutarlo nella camera ardente allestita presso il Centro Servizi Funerari Campo dei Fiori, in via Piave, Azzate.
O partecipare ai funerali, previsti alle ore 15.00 di martedì 11 Marzo presso la chiesa di Gazzada Schianno.

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