(Adnkronos) - “Negli anni abbiamo visto come l'utilizzo di test genomici in pazienti con tumore della mammella in fase precoce, con espressione dei recettori ormonali e Her2 negativo, possano aiutare a ridurre l'utilizzo di chemioterapia. I dati storici ci dicono che con l'utilizzo di Oncotype DX, per esempio, possiamo evitarla all'incirca nell'80% dei casi. Ovviamente questo dipende molto anche dalla selezione delle pazienti a cui chiediamo il test”. Così Carmen Criscitiello, responsabile Oncologia mammaria Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Mi) e professoressa di Oncologia medica all'Humanitas University, intervenendo all’incontro ‘Genomics at work: the evolution of the patient journey in early breast cancer’, organizzato da Exact Sciences is now Abbott, oggi a Milano. “Più recentemente, lo studio Optima con Prosigna - continua Criscitiello - ci dice che, probabilmente, potremmo evitare la chemioterapia a circa due terzi delle donne che avevano effettuato il test nell'ambito di quello studio clinico. Complessivamente, i test genomici oggi rappresentano uno strumento concreto per oncologi e pazienti, per poter andare a selezionare le pazienti che hanno davvero necessità di un trattamento chemioterapico e risparmiarlo invece alle pazienti che non ne trarrebbero beneficio”. “Per una donna con tumore della mammella, sapere di poter evitare in sicurezza un trattamento chemioterapico non necessario - sottolinea l'oncologa - ha dei grandissimi benefici e un impatto enorme sulla qualità di vita, in primis da un punto di vista emotivo. Una donna a cui noi oncologi diciamo che può omettere la chemioterapia è più serena, più tranquilla”. Questo perché “la parola stessa, ‘chemioterapia’, porta con sé tutto un corredo di brutti pensieri che si trascina negli anni”. Evitare la chemioterapia, rimarca l'esperta, “vuol dire evitare a quella donna degli effetti collaterali legati al trattamento: un'alopecia, che ha sempre un impatto importante sulla vita di una donna, ed altri effetti collaterali, come per esempio la nausea. Ma non solo - osserva - Se con gli strumenti giusti riusciamo a omettere in sicurezza un trattamento chemioterapico che non comporterebbe un aumento del beneficio, ovvero un aumento della probabilità di ridurre il rischio di recidiva, quella donna ne trarrà dei benefici enormi in termini di qualità della vita complessiva", conclude.
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