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Gli Stati Uniti sono convinti che l'Iran accetterà le ispezioni dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Teheran, però, non conferma. Il 'rebus nucleare' è la coda dei colloqui andati in scena in Svizzera. Le posizioni dei due paesi non coincidono. "Gli iraniani hanno accettato di invitare nuovamente gli ispettori dell'Aiea nel loro Paese", ha detto il vicepresidente americano JD Vance, capo della delegazione a stelle e strisce, prima di lasciare la Svizzera. "Questo rappresenta un traguardo importante per il popolo americano e il primo passo verso la denuclearizzazione permanente o la fine definitiva del programma di armi nucleari in Iran", ha aggiunto. Il risultato è stato celebrato a Washington dal presidente Donald Trump: "Sono tutti assolutamente consapevoli che l'Iran acconsentirà ad avere importanti ispezioni sugli armamenti per assicurarne la 'onestà nucleare' nel futuro a lungo termine", ha scritto il presidente su Truth Social. Gli ultimi ispettori dell'agenzia dell'Onu rimasti in Iran avevano lasciato il Paese a luglio dello scorso anno, dopo il primo intervento militare israeliano sostenuto dagli Stati Uniti. "L'Iran non avrà mai un'arma nucleare", ha chiosato Trump.
Diverso il quadro delineato da Teheran. I rapporti tra l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica e l'Iran "proseguiranno secondo le procedure vigenti", nel rispetto degli obblighi previsti dagli accordi sulle salvaguardie e delle leggi nazionali, nonché delle decisioni del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, è la formula utilizzata dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, citato dai media di Stato. Baghaei ha inoltre precisato che, durante i colloqui con gli Stati Uniti in Svizzera, "non si è discusso del programma nucleare iraniano e non sono stati assunti nuovi impegni". La posizione è stata confermata anche dall'agenzia iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, con una sostanziale smentita delle affermazioni di Vance. Secondo una fonte citata dall'agenzia, infatti, non vi sarebbe stata alcuna discussione sul rientro in Iran degli ispettori dell'Aiea. Se il programma nucleare iraniano rimane un tema nebuloso, i colloqui in Svizzera hanno prodotto risultati tangibili immediati. Gli Stati Uniti hanno formalizzato la revoca delle sanzioni petrolifere contro l'Iran per 60 giorni: la decisione garantirà effetti positivi immediati per la Repubblica islamica, dopo anni di vendite a prezzi scontati a acquirenti che rischiavano di incorrere nelle sanzioni degli Stati Uniti. Lo stop alle sanzioni permetterà all'Iran di aumentare le esportazioni di petrolio e di applicare prezzi di mercato con accesso più agevole al dollaro e con la possibilità di vendere il greggio ad acquirenti americani. L'Iran, nell'ambito dei colloqui, ha accettato di istituire una linea di comunicazione per il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz, con l'obiettivo di prevenire incidenti e errori di calcolo, come ha spiegato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Secondo i media della Repubblica islamica, ha inoltre riferito che è stata finalizzata in Svizzera un'intesa con gli Usa relativa allo sblocco di 12 miliardi di dollari di asset iraniani attualmente congelati. A integrare il quadro, con la versione a stelle e strisce, ha provveduto Trump: "Stiamo andando molto bene per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz". Domenica "è passato più petrolio attraverso lo stretto di quanto ne sia mai passato in assoluto. Abbiamo due cose: abbiamo uno stretto aperto e abbiamo un Paese che non avrà mai un'arma nucleare". E i fondi? Stanno per essere scongelati, saranno utilizzati per acquisto di generi alimentari prodotti esclusivamente dai nostri agricoltori".
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