A spiccare è un telefono a gettoni, che c’entra molto con la comunicazione e pochissimo coi computer, ma che dà l’idea di un approccio vintage, in bilico tra la vocazione museale e la testimonianza storica.
Poi volgi lo sguardo e incontri gli autentici cimeli: quelli che al primo piano di ELMEC attendono scuole e visitatori su prenotazione.
Ma anche occhi come i nostri, che al piano terra assistono a una conferenza sulla cybersecurity e qui su tornano indietro nel Tempo. Giù si respira cultura digitale, su riscopriamo l’HAL di Clarke e Kubrick, le macchine grige e pesanti, le stampanti che fanno baccano, le schede bucherellate.
Riflessi di una preistoria informatica che appare lontanissima, ma che già allora riservava trappole, insidie e falsi miti.
In 40 anni il reale e il virtuale si sono avvicinati fino a toccarsi e confondersi.
Quindi la frontiera è lì, così vicina da poterla sfiorare. E spetta al nostro personale bagaglio etico e culturale proteggerci dall’ultimo, fatidico salto.
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Brunello: Museo Elmec, tra i “cimeli” degli anni Ottanta
Visita al museo informatico di Elmec: tuffo nei primi computer, tra macchine grige e rumorose stampanti
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